Ci sembra di conoscere la sua notorietà nel campo medico, in particolare la sua bravura come oncologo.
Certo ci sembra però incredibile quello che abbiamo sentito durante il TG3 delle 12:00 del 30/05/2007.
Lei ha svolto un intervento, apparentemente dotato di conoscenze inappuntabili, sui temi delle risorse energetiche e, dividendo le fonti in tre categorie (fonti fossili, nucleare + idroelettrico, fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico), ha dato i voti ad ognuna di esse.
"Le fonti fossili sono abbondanti e ben distribuite, ma inquinano."
"Nucleare e idroelettrico non inquinano, ma hanno dei problemi."
"Le fonti rinnovabili come eolico e solare non inquinano, ma sono carissime."
Una volta dati i voti lei ha comunque espresso il suo grande favore per il nucleare, "sicurissimo nei paesi occidentali, mai un morto" e ha spronato l'italia a "costruire dieci centrali in dieci anni" scegliendo senza dubbi di sorta il nucleare.
Possiamo farle qualche appunto?
1. Le fonti fossili sono abbondanti? Dipende...
Considerando i ritmi di crescita dei consumi il petrolio ha raggiunto i suoi massimi produttivi (il prezzo del barile è ormai stabilmente intorno ai 70$) e le sue scorte sono sufficienti per circa 30-35 anni ai ritmi attuali di estrazione.
Il metano è relativamente abbondante e, ai ritmi attuali di consumo e di aumento delle riserve, si esaurirebbe tra circa 150 anni.
Se invece il suo consumo crescesse ai ritmi consolidati dal 1970 ad oggi (+2,8% all'anno), lo stock di riserve si esaurirebbe tra 65-70 anni.
L'unica fonte veramente abbondante, il carbon fossile, costituisce una riserva di lungo periodo, peccato che rappresenti una forma straordinariamente inquinante di energia.
Distribuite...
Sono diffuse le fonti fossili? Si, ma comunque si concentrano in aree precise, lasciando molte nazioni, tra cui l'italia, senza risorse o quasi.
2. Il nucleare e l'idroelettrico non inquinano?
Il nucleare consuma consuma in tutta la sua filiera (costruzione centrale, estrazione uranio, produzione di energia) grandi quantità di energia e risorse (basti pensare agli enormi stock di cemento e acciaio), produce scorie radioattive e tossiche per le quali in 65 anni non si è riusciti a trovare una modalità di recupero o stoccaggio, ha bisogno, una volta terminata la "vita" della centrale (circa 30 anni), di smaltire tutti i materiali che costituiscono la centrale, divenuti radioattivi. (Per demolire e smaltire una centrale nucleare di media dimensioni si considerano necessari 10-15 anni di lavoro).
Determinante comunque diviene il fatto che, per remunerare il capitale investito nella centrale e per coprire i costi di smaltimento di scorie e struttura, il costo del nucleare per KWh prodotto è almeno il doppio di quello derivato da fonti fossili o da energia eolica.
L'eolico? Ma come, non era costosissimo?
Già, quì veniamo al terzo punto; l'eolico di ultima generazione produce energia in Europa (circa 30 mila MW installati) al costo di 4 (quattro) centesimi di euro al KWh prodotto, un prezzo fortemente competitivo con le fonti fossili.
Anche il fotovoltaico, soggetto negli ultimi anni a una grande attenzione sia nella ricerca che nel settore produttivo, sta abbassando fortemente i costi grazie al miglioramento del rendimento degli impianti e alla diminuzione degli oneri di installazione.
E' chiaro che il Professor Veronesi sostiene tesi non vere.
Ma quanto costano dieci centrali nucleari?
120-150 miliardi di euro (solo la costruzione) in dieci anni, a costi fissi, e iniziando domani.
Ma ci sono in Italia 10 siti adatti per costruire una centrale nucleare?
Ci sono finanziamenti provati interessati a sostenere un piano così ambizioso?
E chi affronterà la sicura opposizione delle popolazioni locali?
Quanto costerebbe un grande piano nazionale energetico atto a ridurre del 30% i consumi? E cioè molto di più di quello che sono in grado di produrre 10 centrali nucleari? Circa 1/8 di quanto sopra, 20 miliardi di euro.
Dov'è il senso?
Giriamo la domanda al Professor Veronesi.
mercoledì 30 maggio 2007
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