martedì 19 dicembre 2006

Chi ci ruba il futuro?

Si fà in questi ultimi tempi un gran parlare di energia, risorse, sviluppo delle F.E.R. (Fonti Energetiche Rinnovabili), progetti fantasiosi e anche divertenti prendono il via grazie alla nuova "atmosfera culturale" che sta sviluppandosi in italia; sembra quasi che nel nostro paese si debba sempre creare una festa, per mettere mano a problemi e sfide che altri affrontano con determinata serenità.

Contro canto di questo entusiasmo appare sempre il dubbio relativo alle risorse disponibili per incoraggiare il cambiamento;
dato per assodato, grazie alle esperienze maturate in Europa e nel resto del mondo, che investire nella sostenibilità del sistema energetico (Risparmio, F.E.R., nuovi sistemi di mobilità) comporta una crescita netta del P.I.L., sembra che un grande paese come il nostro non sia capace di prendere una decisione, un orientamento, di programmare una svolta e si attende, come se la scarsezza delle risorse sia per ora un vincolo insuperabile.
Ma non è così.
Non è così perché ormai da quattordici anni in italia, attraverso un meccanismo classico, una sorta di risparmio forzoso imposto a tutti i consumatori di energia elettrica (appare nella fattura per la fattura di energia sotto la voce A3 = contributo per la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili) sono disponibili per le energie alternative risorse importanti, dell'ordine dei tre miliardi di euro per il 2006 (Fonte: Ballarò del 17/10/2006).
E allora? Perché, dato che il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nel 1991 immaginò questo sistema di finanziamento e lo rese, previa delibera, operativo nel 1992 per permettere al paese di rispondere agli impegni poi sottoscritti a livello internazionale in relazione alla riduzione delle emissioni di gas serra, l'italia vede crescere e non ridurre le proprie emissioni (+7% anziché -9%), produce da fonti rinnovabili, escluso l'idroeletrico, quantità minime di energia ed è costretta a comprare a prezzi alti crediti verdi sul mercato internazionale penalizzando ulteriormente i consumatori che se li vedono addebitati in bolletta.
Cosa è successo?
E' successo che, traendo lo spirito innovativo della delibera, chi ha seguito l'attivazione della stessa ha aggiunto il termine "ASSIMILATE" alla dicitura "RINNOVABILI".
In questo modo, d'ufficio, si sono promosse a fonti energetiche alternative l'olio pesante, scarto nella lavorazione del petrolio, utilizzato a fini energetici in centrali termiche situate all'interno di molte raffinerie di rifiuti, bruciati negli impianti di cogenerazione spesso senza procedere ad un recupero delle frazioni utili (vetro, carta, alluminio, ecc..).

OLIO PESANTE + RIFIUTI = ENERGIA EOLICA - SOLARE - FOTOVOLTAICO

Se non fosse un'altra tragedia italiana, sarebbe di una comicità irresistibile.

In sostanza accade che:
1) Il consumatore paga in bolletta per avere energia "pulita";
2) Gruppi industriali e società municipalizzate attingono al denaro per moltiplicare i loro profitti;
3) L'Enel, con il silenzio dell'AEEG (Autorità per l'Energia) usa i "residui" finanziari per operazioni sui mercati mobiliari;
4) Chi cerca di attingere al fondo per realizzare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili vede le proprie domande bocciate per carenza di disponibilità finanziaria in ragione, per gli impianti maggiori, di una domanda accettata ogni quindici aventi diritto;
5) Il consumatore deve pagare di più perché, siccome l'Italia non rispetta gli impegni sottoscritti a Kyoto, è costretta ad acquistare sui mercati internazionali crediti verdi per circa 1,6-1,8 miliardi di euro (Il costo grava sulla bolletta).

Come mai resiste inossidabile il silenzio su questa situazione?
Come è possibile che il totale stravolgimento di una norma così importante per il nostro futuro passi inosservato nonostante cambi di governo, mutazioni politiche, tangentopoli e quanto altro?
E' possibile che tutto ciò sia immutabile con la copertura della foglia di fico dei contratti ventennali tra gestore di rete e privati?

giovedì 14 settembre 2006

Modello di società

Segue tabella rappresentante i diversi modelli di società.

Il modello "soft" rappresenta sicuramente una base ideale per la società dei paesi in via di sviluppo in quanto esalta i principi di leggerezza e flessibilità della società, rispondendo con un'alternativa al "modello unico di sviluppo" imperante nel mondo.

Modello di società
SoftHard
Fonti energetiche rinnovabiliFonti fossili
Produzione locale di energiaCommercio su larga scala di materie prime ed energia
Sostenibilità del modello di sviluppoSocietà "OBESA"
Innovazione profonda dei sistemi produttivi e dei modelli di consumoIpersviluppo della tecnologia di largo consumo, scarsa innovazione nei modelli di base (trasporti, consumo di energia, acqua risorse naturali)
Perequazione della ricchezzaImperialismo politico ed economico
Condivisione delle risorse e delle conoscenzeDiritto di proprietà come valore esclusivo

giovedì 24 agosto 2006

Arrivano le spiagge solari

Il caldo cocente dell'estete sarà utile alle spiagge italiane per sfruttare al meglio l'irraggiamento solare e risparmiare sui costi dell'elettricità. In Adriatico arrivano le spiagge solari.
L'energia rinnovabile arriva sotto l'ombrellone. E' partita dall'Adriatico l'operazione "spiagge solari". In prima linea la provincia di Teramo che segue le iniziative gia' prese a partire dallo scorso anno in Emilia Romagna con il progetto "Riviera Solare".

L'obiettivo, quello di diffondere l'uso di impianti fotovoltaici presso le strutture turistiche e ricettive costiere. Nella provincia di Teramo la CNA, in collaborazione con l' Agena, l'Agenzia energetica della Provincia di Teramo, ha presentato di recente il progetto "Spiaggia Solare", riferisce la newsletter di Ises Italia, la società dell'energia solare, con l'obiettivo di ottenere un maggiore risparmio di energia e riqualificare l'offerta turistica promuovendo l'uso di impianti solari termici e fotovoltaici lungo l'intera costa teramana.
L'intenzione è quella di offrire alle strutture interessate l'opportunità di coniugare gli aspetti di natura economica con quelli ambientali e turistici. Destinatari del progetto sono infatti gli stabilimenti balneari, gli alberghi, i camping e le colonie. La CNA sta già lavorando per offrire alle strutture interessate un pacchetto chiavi in mano comprensivo di progettazione, installazione e manutenzione degli impianti e fornirà un contributo a tasso agevolato fino a 100.000 euro a 7 anni, al fine di abbattere i costi di realizzazione degli interventi. E i risultati attesi sono incoraggianti visto quanto fatto sulla costa emiliano-romagnola. Secondo l'Ises, si è arrivati a installare una potenza di 24 MW, corrispondente a una produzione di circa 28 milioni di kWh/anno, posizionati sulle falde delle cabine degli stabilimenti e sui tetti di alberghi e colonie.

Url News: http://www.e-coop.it

lunedì 10 luglio 2006

Energia Solare

Un discorso a parte merita il solare termico per la produzione di energia elettrica.
Quest’ultimo esula dalla dimensione del micro impianto per assumere potenze di molti Mw una volta uscito dalla dimensione sperimentale.
La tecnologia consiste nel riscaldare ad alte temperature, tramite la concentrazione dei raggi solare attraverso un sistema di specchi parabolici, un liquido denso (oli minerali o meglio sali fusi) per poi farlo passare attraverso uno scambiatore di calore atto a riscaldare dell’acqua producendo vapore e azionando in questo modo una turbina.
Il funzionamento è simile ad una centrale termoelettrica ma l’energia viene dal sole.

Questo tipo di impianti, ancora in fase sperimentale ( esiste un progetto relativo ad essi anche dell’ENEA “CALORE AD ALTA TEMPERATURA DALL’ENERGIA SOLARE “) pone però una serie di problemi:
1)Bisogna risolvere il dilemma collegato all’alternanza giorno-notte ed alla riduzione di potenza legata alle giornate nuvolose.
2)Il ciclo produttivo comporta una scarsa resa dell’energia solare.
3)Per avere una dimensione “critica” dal punto di vista economico è necessario che l’impianto sia di grandi dimensioni quindi molto costoso e con un forte impatto sul territorio.
A favore ipotizzando un suo utilizzo su larga scala si può considerare che sicuramente rappresenta un ottimo modo per ottenere energia elettrica per la produzione di idrogeno da usare per l’autotrazione , ma qui siamo ancora nella speculazione teorica.
Noi comunque intendiamo ribadire che nel nostro discorso ci interessiamo principalmente di risorse rinnovabili già disponibili, facilmente accessibili a tutti, con impatto ambientale zero o quasi e che siano diffuse nel territorio. Il solare termico ad alte temperature rimane nel solco della produzione energetica attuale, ingigantita e concentrata economicamente nelle mani di pochi.


BIOMASSE

BIOMASSA= OGNI SOSTANZA ORGANICA DERIVANTE DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE DALLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA.
Mediante questo processo le piante assorbono dall’ambiente anidride carbonica (CO2) e acqua (H2O) e vengono trasformate, con l’apporto dell’energia solare e dei nutrienti presenti nel terreno, in materiale organico utile alla crescita della pianta.
La Biomassa presa in considerazione ai fini produttivi per l’energia è rappresentata dai residui forestali, scarti dell’industria del legno, scarti dell’industria zootecnica, scarti vegetali dei mercati, alghe e colture acquatiche ed i rifiuti solidi urbani di origine organica.
Allo stato attuale il settore Biomasse ai fini energetici è probabilmente la più concreta Fonte di Energia Rinnovabile (F.E.R.) disponibile non fosse altro per la possibilità di recuperare marginalità relative a prodotti ritenuti altrimenti dei “rifiuti”.
Ad oggi le biomasse soddisfano il 15% circa degli usi energetici primari nel mondo con 1230 Mtep/Anno (tep: energia prodotta con un barile di petrolio), concentrando l’uso nei paesi in via di sviluppo i quali ricavano il 38% della propria energia da biomasse (1074 Mtep/Anno).
Nei paesi industrializzati rappresentano appena il 3% degli usi energetici anche se mentre Finlandia - Svezia – Austria hanno apporti del 18% - 17% - 13%, l’Italia è al 2,5% ed è sotto la media europea pur avendo potenzialità per non meno di 27 Mtep (27 milioni di barili di petrolio equivalenti) e non avendo quasi risorse tra i combustibili fossili.
Ogni Paese europeo ha scelto una sua politica energetica nelle biomasse in relazione alle proprie risorse territoriali; ad esempio la Francia che ha grandi aree agricole disponibili punta sulla produzione di Biodiesel ed Etanolo per autotrazione ed ha defiscalizzato tali prodotti in modo da renderli competitivi;
la Gran Bretagna ha creato una rete di recupero del Biogas prodotto dalle discariche sia per usi termici che elettrici; la Svezia e l’Austria, entrambe in possesso di vaste aree boschive ben coltivate puntano su teleriscaldamento ad energia elettrica con impianti di cogenerazione ad alto rendimento energetico. E l’Italia……
le tecnologie per ottenere energia dai vari tipi di biomasse sono diverse ma sostanzialmente si possono riassumere in due tipi, processi termochimici e biochimici ;
PROCESSI TERMOCHIMICI:
Sono basati sul calore che trasforma la materia in energia e, per avere successo, necessitano che la biomassa di base abbia un rapporto carbonio-azoto superiore a 30 ed un contenuto di umidità inferiore a 30.(legno e derivati, R.S.U. , residui secchi di liquami)
PROCESSI BIOCHIMICI:
Permettono di ricavare energia per reazione chimica dovuta all’azione di enzimi, funghi e batteri presenti o immessi nella biomassa base il cui rapporto carbonio-azoto sia inferiore a 30 e l’umidità sia superiore al 30%.
Tra i processi termochimica quello che produce i risultati migliori per la produzione di materie di base per l’energia è la PIROLISI.
PIROLISI : processo di decomposizione termochimica di materiali organici ottenuto fornendo calore (400°-800° C) in carenza di ossigeno (anaerobico);
si distinguono tre tipi di pirolisi:
Lenta: a bassa temperatura (400-500°) e con tempi prolungati si ottiene un alto contenuto di carbone di legna (rappresenta circa il 30% del peso).
Convenzionale: utilizza temperature inferiori ai 600°C e si ricavano composti solidi, liquidi e gassosi in proporzioni costanti.
Flash: la flash pirolisi è estremamente veloce come processo produttivo (temperature oltre i 650°C) e produce in prevalenza gas (fino all’80%).
Andiamo ora ad elencare i biocombustibili solidi :
Pellet: si distingue per la bassa umidità (inferiore al 12%), per l’alta densità e per l’omogeneità del materiale.
Per produrre pellets vanno usati legnami vergini esenti da vernici o trattamenti chimici successivi al taglio.
La compattezza e la maneggevolezza danno al pellet caratteristiche di alto potere calorifico (4000-4500Kcal/kg) e affinità ad un combustibile fluido.
E’ quindi adatto per piccoli o medi impianti residenziali .
Simili al pellet sono i bricchetti, più grandi ma con il medesimo potere energetico. Sono adatti anche per impianti medio grandi.
Cippato: sono pezzettini di legno ricavati da legno vergine vero e proprio o da scarti di segheria, producono circa 3000-3500kcal/kg.
Legno in pezzo: il suo costo è superiore rispetto ai precedenti ma è comunque conveniente come rendimento nei confronti del metano sia per il riscaldamento che, con sistemi adeguati, epr la produzione di energia elettrica.
Il principale inconveniente da sempre citato per quanto riguarda l’uso dei combustibili solidi è l’alto tenore di monossido di carbonio prodotto nei piccoli impianti residenziali. Essendo quest’ultimo velenoso può dare luogo a pericolosi fenomeni di intossicazione.
Il problema è risolvibile anche per i piccoli impianti scegliendo attrezzature che permettono la post-combustione.
Il monossido di carbonio è un combustibile, pertanto è sufficiente che la fiamma della caldaia sfiori le piastre in lega, resistenti al calore, e con l’ausilio di aria ricca di ossigeno (aria secondaria) si innesca un fenomeno pirolitico che provoca la combustione del monossido di carbonio e demolisce le particelle di fumi e ceneri, ottenendo in questo modo una bassa emissione, un più alto rendimento energetico (+10%) e al sicurezza dell’impianto.
Sempre da processi termochimici è possibile ottenere dai R.S.U. (rifiuti solidi urbani), attraverso la tecnica della gassificazione ( flash pirolisi) un gas sintetico, il SYNGAS.
Il processo ha rendimenti dell’80-85%.
Il Syngas è composto da idrogeno e monossido di carbonio, ha un medio potere calorifico, è flessibile nell’uso ed ha un ridotto impatto ambientale.
Detto gas trova il suo uso più logico, combinato con gas naturale nelle turbine per la produzione di energia elettrica, aumentando la resa di conversione in elettricità dei gas miscelati dal 35% al 52%, con costi assolutamente concorrenziali.
Per quanto riguarda i processi biochimici si privilegiano, come abbiamo già detto, biomasse con una forte umidità (oltre il 30%).
Esaminando l’utilizzo di liquami fognari e liquidi di varia natura (zootecnia, agricoltura, percolati di rifiuti solidi di discarica) è interessante la produzione di BIOGAS, ricavato da essi attraverso un processo di “digestione” dei liquami stessi ottenuto grazie all’opera di microrganismi all’interno di un “digestore” .
Il potere calorifico del biogas è di circa 23000 kj /Nm3 ed è quindi comunemente utilizzabile. Si tenga conto che un impianto per la depurazione delle acque reflue di una cittadina di 25000 abitanti è in grado di produrre 300.000 mc di gas , in parte utilizzati per far funzionare l’impianto ma utili per circa 200.000 mc a fini energetici. Dal trattamento nei digestori si ottengono inoltre fertilizzanti e fanghi organici adatti come compost. C’è da aggiungere che anche piccoli impianti per il biogas hanno una ragione d’essere;
una piccola fattoria con bovini, suini, animali da cortile e 4 persone più i rifiuti vegetali ( scarti della stalla, orto, ecc.)è in grado di produrre 7mc di metano al giorno , circa 2500 mc all’anno.
A sostegno della validità del discorso è possibile citare l’esperienza di KIRCHDORF in Austria, dove è stato installato un impianto di produzione di biogas.
Ogni giorno 850 tra ristoranti e casa private consegnano circa 12 ton. Di avanzi organici. L’energia elettrica ricavata in una centrale a ciclo combinato è sufficiente ad alimentare tutta la regione.Anche i rifiuti solidi urbani possono essere utilizzati per produrre biogas ma necessitano di una struttura della discarica costosa e complessa, in grado di garantire da eventuali inquinamenti da percolati. Questo sistema si è diffuso, come abbiamo già ricordato, in Gran Bretagna ed in Svizzera.

SISTEMI SMALL- MODULAR

Sono sistemi modulari alimentati a biomasse di piccole dimensioni (5Kw-5Mw) in grado di produrre energia elettrica e calore nei pressi delle aree di utilizzo. Dotati di grande flessibilità d’uso sono ideali in particolare per i paesi in via di sviluppo in quanto sono in grado di produrre continuativamente energia da fonti poverissime (perfino sterco e rifiuti solidi urbani) senza bisogno di reti di trasporto e collegamento a lunga distanza dell’energia elettrica. Sono inoltre ottimali per produrre energia nel contesto della democrazia energetica in quanto danno grande autonomia a chi decide di perseguirne l’uso.
Uno di questi sistemi prevede l’utilizzo di micro turbine per cogenerazione integrate con un gassificatore di materiale legnoso. Un impianto di 30 Kw può avere costi di scala dell’ordine di 500 euro a Kw e, per la produzione di elettricità l’efficienza è dell’ordine del 25-30%, con costi assolutamente concorrenziali. Si aggiungono inoltre dei generatori elettrotermici da 7Kw a gasogeno con costi di circa 1000 euro al Kw. Questi ultimi sono preferibili in realtà in cui ci sia un notevole fabbisogno di calore (acqua calda) in quanto la resa per elettricità è più bassa rispetto alla precedente (12-20%).
I BIOCARBURANTI
I biocarburanti sono risultato di processi di trasformazione chimico-fisica di biomasse per lo più di origine agricola finalizzati ad ottenere carburanti che possono integrare o sostituire l’uso di prodotti di origine fossile come metano, benzina, gasolio.
BIO ETANOLO: si ottiene processando con la fermentazione alcolica i glucidi (zuccheri) contenuti nelle masse vegetali di produzione agricola ed in tutti i residui vegetali. Si consideri che sicuramente la coltivazione di aree agricole a colture destinate ad etanolo rappresenta una nuova opportunità per l’agricoltura europea in crisi, a patto di utilizzare nei processi produttivi primari e secondari (coltivazione e trasformazione) energia da fonti rinnovabili.

PRODUZIONE DI ETANOLO /ETTARO DI COLTURA

MAIS3 TONNELLATE
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO4 TONNELLATE
PATATE3 TONNELLATE


E’ importante capire che non c’è e non ci deve essere una fonte rinnovabile risolutiva ma solo l’utilizzo delle diverse fonti in base alle risorse disponibili in una determinata area rappresenta la soluzione più opportuna.

Poche risorse, fonti povere = massimo risultato

Appare poi chiaramente che il bisogno di sviluppare le fonti legate al territorio permette la creazione di nuovi posti di lavoro.
A parità di potenza impegnata e di costi fatto 100 il numero di occupati nel settore energetico tradizionale, per il rinnovabile occorrono 1000/1200 occupati; la ricchezza che viene attualmente destinata alla remunerazione delle materie prime, della struttura dei trasporti delle stesse, degli impianti industriali e degli immensi capitali impegnati, viene ridistribuita tra una miriade di operatori e di dipendenti.
Tornando al bioetanolo bisogna tener conto che nei processi di distillazione a fronte di 66 unità di energia utilizzate si ottengono 100 unità disponibili con un incremento del 34%.
E’ però da segnalare che nei processi di lavorazione non si ottengono residui o scarti industriali o scorie come nei processi da fonti fossili, ma fertilizzanti, compost, complessi polimerici biodegradabili utili per i detergenti ed altro ancora; pertanto la valutazione dei costi deve tener conto che spesso i residui giustificano l’economicità dell’iniziativa.
Tappa fondamentale per rendere praticabile anche in Italia un discorso economicamente serio sul bioetanolo è l’esenzione del prodotto dalle accise sui carburanti, rendendone in questo modo lecito ed economico l’uso.
BIOMETANOLO
Particolarmente interessante per il nostro paese soprattutto per motivi legati alla produzione delle biomasse di base è l’uso del metanolo.
Tratto dalle parti ligno-cellulosiche dei vegetali ha alcuni aspetti in comune con l’etanolo ma nel suo uso corrente si è privilegiata la capacità del metanolo di liberare idrogeno.
Vari studi hanno permesso la realizzazione di prototipi di automezzi in grado di liberare l’idrogeno dalla reazione del metanolo come l’acqua, attivando in questo modo una “ fuel cell” per produrre l’energia elettrica necessaria al funzionamento dell’automezzo stesso. In questo modo l’anidride carbonica liberata dalla reazione è di modesta entità e comunque ottenendo il propellente da biomasse ha un impatto zero.
Un notevole vantaggio del metanolo rispetto all’etanolo che compensa la necessità di utilizzare nuovo mezzi di trasporto è data dal fatto che le biomasse necessarie alla produzione sono tratte da specie vegetali praticamente spontanee, che non richiedono l’uso di fertilizzanti (anzi sono spesso piante miglioratrici dei terreni) né quello, se non nella fase iniziale, di irrigazione (es.ginestra-robinia pseudo acacia – canapa).

OLIO VEGETALE

Tutti gli oli vegetali sono potenzialmente dei carburanti anche se il più testato sembra essere quello di colza.
E’ possibile con gli attuali e più moderni motori diesel utilizzare dal 5% al 30% di olio in miscela con gasolio d’inverno, e dal 30% al 70% in estate.
Il potere calorifico è molto simile e non emergono problemi particolari d’uso, neanche per quello che riguarda le PIM (polveri sottili).
Purtroppo in Italia non è lecito utilizzare olio vegetale come carburante per una proporzione superiore al 5% a causa delle accise (imposte) sulla produzione dei carburanti.
E’ quindi necessario come per bioetanolo e biometanolo un provvedimento che finalmente sblocchi il mercato ed una potenziale realta’ produttiva di grande importanza.

martedì 27 giugno 2006

Un domani rinnovabile

La tecnologia produttiva attualmente dominante in tutto il pianeta nella produzione di energia è notoriamente quella da combustibili fossili.
Questa è indubbiamente la scelta peggiore sia per quanto riguarda il “global warming” (riscaldamento globale) sia per gli aspetti legati alla dipendenza da fonti energetiche altrui con l’inevitabile strascico di guerre, ingiustizie, lutti e vendette.


Nonostante il costante ed apparentemente inarrestabile aumento del prezzo del petrolio (al 1° gennaio 2003 circa 18 dollari/barile – al 10/06/06 circa 73 dollari/barile) e del metano (con la crisi energetica del 2006), il gigantismo accentratore di chi investe nella produzione di energie (banche, fondi di investimento, multinazionali e stati nazionali) continua a privilegiare scelte ormai chiaramente perdenti, in particolare tenendo conto del valore economico delle cosiddette “esternalità” (inquinamento, danni da effetto serra , costi per i “debiti energetici” , dipendenza dall’estero).
Appare chiaro che la risposta “rinnovabile” privilegiando il livello locale di produzione, riducendo il trasporto dell’energia e gli sprechi collegati alla sua produzione (nel 2001 gli impieghi complessivi di energia elettrica in Italia erano pari a 327.371,8 Gwh, di questi 41.880 Gwh erano perdite nella distribuzione, servizi alla produzione ed energia destinata ai pompaggi per l’idroelettrico di grandi dimensioni ) è ad oggi una scelta “di sistema”, cioè complessiva per il Paese, conveniente.
Inoltre è utile capire che per loro natura molte fonti rinnovabili di energia non comportano “consumo” di territorio (tetti fotovoltaici, pannelli solari, aree valorizzate per la produzione di biomasse, in particolare legname da piante “miglioratrici” dei terreni come la robinia pseudo acacia. Ciò rappresenta un ulteriore vantaggio in particolare per realtà come quella italiana in cui la cementificazione ha raggiunto livelli inaccettabili.
Non bisogna dimenticare poi che l’insieme delle direttive comunitarie danno come obiettivo necessario per il 2010 che il 22% dell’approvvigionamento energetico derivi da fonti rinnovabili (fonte EWEA)
Sembra un traguardo lontano, ma le valutazioni del Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università “La Sapienza” mostrano che l’Italia potrebbe produrre quasi 550 miliardi di Kwh/anno mentre oggi il consumo di elettricità è poco superiore i 350 miliardi di Kwh/anno.


“siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo”
Mahatma Gandhi


LE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA EOLICA
La forza del vento ha sempre accompagnato l’uomo nelle varie fasi della sua evoluzione tecnologica.
Ora l’energia eolica sembra avere grandi prospettive di sviluppo; il cuore degli impianti sono gli aerogeneratori, attualmente ne sono disponibili capaci di 1,75 MW di potenza, il costo degli impianti continua a diminuire ed ormai il costo per Kwh è quasi pari a quello dei combustibili fossili.
Inoltre la diffusione per quanto riguarda il nord dell’Europa di impianti eolici off-shore, installati in mare dove i venti sono più costanti e l’impatto ambientale è minore, potrebbe suggerire un metodo utile a risolvere nel nostro paese le contrarietà all’eolico derivanti dal suo impatto sul paesaggio.
Bisogna considerare che in Europa il potenziale produttivo dell’eolico è stimato intorno al 30% del fabbisogno complessivo di energia, un valore decisamente importante.
Purtroppo nel nostro paese siamo indietro per quanto riguarda la potenza installata e la dinamica di sviluppo.
Bisogna sottolineare che l’eolico è una modalità produttiva di energia ideale per realtà marginali come zone montuose ed isole, dove è essenziale ridurre al minimo il trasporto dell’energia.
Emerge inoltre che, nonostante la tentazione di privilegiare nell’eolico la costruzione di grandi impianti, rimane comunque possibile ed anche conveniente economicamente, realizzare micro impianti per piccole realtà abitative.

ENERGIA SOLARE
Da sempre il sole rappresenta per l’uomo la fonte del “calore” tanto da essere per i nostri progenitori il “DIO” per antonomasia.
Luce e calore sono all’origine della vita, ne sono il motivo fondante.
Anche nella realtà produttiva dell’energia solare esiste una doppia versione della stessa fonte;
per la luce parliamo di solare fotovoltaico mentre il calore è all’origine del solare termico.
Nel primo caso attraverso l’uso delle celle di silicio si sfrutta l’effetto fotoelettrico scoperto nel 1893 dal fisico francese Edmond Becquerel per cui si utilizza la capacità della luce di liberare elettroni all’interno di una superficie esposta ai suoi raggi.
Le celle di silicio, realizzate nel 1954, sono in grado di produrre una tensione continua con un rendimento pari al 10-15% per il fotovoltaico classico e del 20-23% per il fotovoltaico di ultima generazione.
Un metro quadro di pannello è in grado di produrre in Italia circa 0,13 Kwh (fotovoltaico classico).
I pannelli fotovoltaici sono ancora costosi e relativamente poco diffusi pur avendo una straordinaria flessibilità d’uso.
Molto sembra destinato a cambiare grazie al decreto ministeriale del 28/072005; in esso finalmente si è abbandonata la logica del finanziamento in conto capitale con i contributi a fondo perduto , sempre molto limitati, per privilegiare, dietro la pressione delle associazioni ambientaliste e per rispondere al problema emergente dei debiti energetici, la logica del premio rivolto alla produzione di energia.
La politica energetica contenuta nel decreto premia finalmente l’auto produzione di energia elettrica, cerca di facilitare la nascita di impianti da 1 Kw fino a 20 Kw, anche se l’imprenditoria produttiva viene incoraggiata prendendo in considerazione il decreto gli impianti fino a 1000 Kw.
Non tratteremo in dettaglio il decreto ministeriale del 28/07/2005 , quello del 26/02/2006 ed i regolamenti dell’autorità per l’energia, sono facilmente consultabili; ci preme però sottolineare alcuni dati:
gli incentivi alla produzione vengono erogati dalla società di gestione della rete nazionale (G.R.T.N.) e sono per gli impianti fino a 20 Kw di 45 centesimi di euro /Kwh prodotto, un contributo economicamente rilevante , in grado di sopportare quasi integralmente il costo medio per anno di un mutuo decennale contratto per l’acquisto delle attrezzature.
Bisogna anche tenere conto che l’incentivo viene rivalutato in base all’inflazione e che la durata del contratto è di 20 anni e ciò rende la gestione dell’impianto particolarmente appetibile soprattutto dall’11° al 20° anno.
E’ inoltre notevole la carica innovativa contenuta nel decreto ed ancor più del successivo regolamento dell’autorità dell’energia che parifica gli impianti fotovoltaici alle altre fonti energetiche rinnovabili per quello che riguarda gli impianti fino a 20Kw , incoraggiando quindi anche l’eolico ed i micro impianti idroelettrici.
Il decreto del febbraio 2006 fissa come limite al piano degli incentivi i 1000 Mw di potenza impegnata ; speriamo che il limite venga rimosso o per lo meno superato.

IL SOLARE TERMICO
Non meno importante è il solare termico , dedicato alla produzione di calore per riscaldamento e acqua calda. Considerando che, nell’ambito familiare, il 20% circa dell’energia utilizzata è dedicato a ciò, appare chiaro che una diffusione capillare dei pannelli solari sia, oltre che una notevole occasione di risparmio, (già ora l’heliotermia è conveniente rispetto ai combustibili fossili), anche una opportunità per l’ambiente in genere, ed in particolare per le aree metropolitane delle città più importanti, gravate dall’inquinamento dell’aria.
Un impianto heliotermico è relativamente poco costoso, facilmente installabile, produce acqua calda in quantità per almeno 8 mesi all’anno.
Inoltre è possibile detrarre il 36% del costo di impianto dalla dichiarazione dei redditi ed indubbiamente completa la struttura degli impianti fotovoltaici ed eolici di piccola potenza.



Quello che gli uomini vogliono
Conduce al sangue, al misfatto
E al rimbombo della battaglia
Solo per chi ha trovato te, natura,
ogni terra diviene una sacra dimora
e ogni uomo un familiare.
Il vento soffia e l’acqua cade
In tutto il mondo,
e aria azzurra, mare cristallino
ci sono dovunque.
Diafana nuvola d’oro all’orizzonte
E tenera luna,
grido d’animale nel bosco, estesa riva di lago
stridio d’uccello, monte, betulle, sentiero roccioso,
questo è il mio tesoro, è il bene del mio cuore
il conforto dell’anima su cui si sta sicuri.
Non misurare alcun debito con un altro debito!
Misura te e il tuo passo
Con l’infinita pazienza della natura,
essa ti porterà con sé…..
In essa sia la tua dimora,
e la sera ti troverà, e il mattino,
al sicuro, protetto,
nella casa paterna
H.Hesse (1917)

lunedì 26 giugno 2006

Perche’ Energiamoci?

Il tema dell’energia è elemento dominante di ogni scelta contemporanea.
La difficoltà di reperire risorse, gli immensi costi economici e politici per garantire rifornimenti da luoghi fisicamente lontani, l’enorme incremento dei consumi di energia, in particolare per i mezzi di trasporto individuale, stanno immettendo elementi di crisi nel nostro modello di sviluppo.
Aggiungiamo a ciò, primo per rilevanza, il fattore del riscaldamento globale e avremo davanti a noi chiara l’inevitabilità di una scelta; noi crediamo che la risposta immediatamente più semplice, meno costosa, e più rispettosa dei valori ambientali sia il ricorso massiccio, diffuso sul territorio e perciò capillare alle risorse energetiche alternative.
"Energiamoci" sceglie e sostiene la "democrazia energetica" anche come risposta al monopolio dei grandi produttori che alterano i veri valori economici legati alla produzione di energia imponendo sfruttamento delle risorse da una parte e costi astronomici di distribuzione dall’altra.
La scelta di legare alla realtà locale la produzione e l’utilizzo delle fonti energetiche, la sua democratizzazione con la diffusione capillare di micro impianti, familiari-condominiali-di quartiere con l’uso di processi di produzione che impieghino le fonti rinnovabili e che siano finanziariamente sostenibili con processi di condivisione (cooperative) degli impianti può senza dubbio contribuire a ristabilire un uso logico delle risorse ed a favorire lo sviluppo della più importante fonte energetica: il risparmio.


Energie RinnovabiliFusione Nucleare
(solo teorica)
Fissione NucleareCombustibili Fossili
Disponibilità geograficaSISINONO
Limitatezza della risorsaNONOSISI
Capitali necessariLimitati e alla portata di tuttiSu ordini di grandezza di miliardi di EuroConsiderevoliConsiderevoli
Impatto emissioni CO2NONONOSI
Impatto altre emissioni (scorie radioattive, polveri, gas)NONO
(rimane il problema dello smaltimento delle centrali)
SISI
Impatto ambientale delle centraliNO
(se di piccole dimensioni)
SISISI
Crediti energeticiSI
(le energie rinnovabili permettono di ottenere crediti energetici sia per produzione di energia sia per produzione di fonti energetiche [biomasse])
SI
(solo teorici)
SINO
Disponibilità delle tecnologie produttiveSINONO
(limitata al club nucleare)
SI




"Mai dubitare che un pugno di individui seriamente determinati possa cambiare il mondo. In verità, sono gli unici che siano mai riusciti a farlo" - Margaret Mead